ROMA ha davvero cambiato volto?

ROMA ha davvero cambiato volto?

LA CHIESA CATTOLICA 500 ANNI DOPO
Il 31 ottobre 2017 segnerà il cinquecentesimo anniversario della Riforma. L’affissione delle novantacinque tesi alla porta della Cattedrale di Wittenberg quel giorno del 1517 per mano di Martin Lutero è uno degli avvenimenti più importanti nella storia del mondo. Infatti, molti evangelici fanno risalire le loro origini a quel momento che diede inizio al movimento Protestante, del quale ci consideriamo gli eredi.
Ma la Riforma accadde cinquecento anni fa! Come per quasi ogni cosa cinquecento anni dopo il suo inizio, le cose sono cambiate. Ma lo sono davvero? Quali questioni hanno suscitato la Riforma? Quali erano le principali proteste contro la Chiesa Cattolica di quel tempo? Le stesse condizioni perdurano anche adesso, tanto da rendere la Riforma incompiuta?

CINQUECENTO ANNI FA
Le novantacinque tesi di Lutero rappresentavano una chiamata a dibattere alcuni degli errori più evidenti della Chiesa Cattolica del suo tempo. I suoi scritti successivi denunciavano molti altri problemi:

  • la negazione della giustificazione per grazia che si riceve per sola fede in Cristo solo
  • una visione non biblica della salvezza che unisce Dio e i peccatori così che la grazia divina, comunicata dai sacramenti della Chiesa, inizia il processo che dura per tutta la vita, e l’uomo risponde attraverso i suoi sforzi compiendo le buone opere per meritare la vita eterna
  • un sistema di autorità erroneo che mette insieme in modo illegittimo la Scrittura con la tradizione e il papato
  • la deprecabile Messa Cattolica che minimizzava la parola di Dio, ignorava l’importanza della fede e rendeva l’Eucaristia poco più di un mero rituale
  • l’erronea credenza che, durante la Messa, Gesù Cristo si rende fisicamente presente per mezzo della transustanziazione
  • l’elevazione inappropriata del ruolo di Maria come mediatrice tra suo figlio, Gesù Cristo, e i peccatori, e come interceditrice che prega per loro e li soccorre
  • una prospettiva errata sui sette sacramenti che comunicherebbero la grazia di Dio ex opere operato
  • la speranza non biblica nel purgatorio, la permanenza nel quale può essere ridotta comprando le indulgenze

Queste erano le questioni fondamentali che Lutero denunciava e criticava nella Chiesa Cattolica dei suoi giorni.

CINQUECENTO ANNI DOPO
E’ comunemente noto che l’unica costante nel nostro mondo è il cambiamento, e questo è vero anche nella dinamica tra Cattolici e Protestanti dopo cinquecento anni. Un felice esempio è che i due gruppi non sono più in guerra tra di loro. Anzi, Protestanti e Cattolici collaborano a fianco a fianco nella politica, nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria, nell’etica, e altro ancora. Sono impegnati in cobelligeranza, battendosi insieme contro peccati angoscianti come l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, il controllo delle nascite, la violenza, la promiscuità e l’intolleranza religiosa. Il clima una volta teso si è ammorbidito.

Inoltre, le due tradizioni sono inclini a sottolineare i punti in comune che le uniscono. Da una prospettiva Protestante, queste similarità (almeno in parte) includono la Trinità, la natura di Dio, la rivelazione divina, la persona di Cristo e la sua crocifissione e risurrezione, lo Spirito Santo, l’immagine di Dio, la corruzione morale del peccato, l’iniziativa divina nella salvezza, e la speranza futura. Da una prospettiva Cattolica (favorita in gran parte dai cambiamenti cominciati con il Concilio Vaticano Secondo, 1962–1965), i Protestanti non sono più destinati all’inferno ma, come fratelli e sorelle separati, fanno l’esperienza della salvezza (ma non della sua pienezza, che è solo per i fedeli Cattolici). Tuttavia, importanti differenze continuano a dividere le due tradizioni. Prendiamo ad esempio i punti sopra elencati uno a uno.

GIUSTIFICAZIONE
Il “principio materiale del Protestantesimo” (il suo contenuto fondamentale) continua a essere un tema scottante del dibattito. Da una parte, la Federazione Mondiale Luterana ha sottoscritto un accordo ufficiale con la Chiesa Cattolica su questa dottrina nella loro Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (1999). Dall’altra parte, la maggioranza dei Protestanti continua a considerare questa dottrina un punto di differenza fondamentale.

Questo è precisamente il caso quando si esaminano le definizioni di giustificazione accettate dalle due tradizioni. La giustificazione, secondo il Protestantesimo, è un atto legale mediante il quale Dio dichiara i peccatori “non colpevoli”, ma “giusti”, imputando o attribuendo loro la giustizia perfetta di Cristo. Per il Cattolicesimo, “la giustificazione non è soltanto la remissione dei peccati, ma anche la santificazione e il rinnovamento dell’uomo interiore” (Concilio di Trento, Decreto sulla giustificazione, 7). La dottrina Cattolica unisce rigenerazione (la nuova nascita, che avviene, secondo il Cattolicesimo, con il sacramento del Battesimo), santificazione (trasformazione che dura tutta la vita, sostenuta dai sacramenti), e perdono. Una fusione della giustificazione con la rigenerazione e la santificazione di questo genere contraddice la concezione Paolina della giustificazione (per esempio, in Romani 3–4), che è al centro del dibattito.
La giustificazione, che è al cuore della salvezza, continua a essere un serio argomento di divisione.

SALVEZZA
A causa di queste differenze riguardanti la giustificazione, il modo in cui Dio salva i peccatori continua a dividere le due tradizioni. Secondo la teologia Protestante, la salvezza è monoenergistica (mono = solo; ergon = opera): Dio è l’unico agente finale che opera la salvezza mediante la giustificazione, la rigenerazione, l’adozione, e altro ancora. Egli dispensa la grazia (mediante la sua Parola, il suo Spirito, la predicazione, e gli ordinamenti, sebbene non limitati esclusivamente al battesimo e alla Cena del Signore) che compie la salvezza per mezzo della fede suscitata dallo Spirito (Atti 18:27; 1 Pietro 4:11).

Secondo la teologia Cattolica, la salvezza è sinergistica (syn = insieme; ergon = opera): Dio e gli uomini operano insieme per la salvezza dei peccatori. La grazia di Dio inizia il processo, e il fedele Cattolico coopera con tale grazia. In particolare, la grazia è infusa attraverso i sacramenti, trasformando così il fedele in modo che egli possa compiere le buone opere per meritare la vita eterna. Poiché la salvezza è un processo che dura tutta la vita, e poiché si può scadere dalla grazia divina, i Cattolici credono che la salvezza si possa perdere. Di conseguenza, non possono avere la certezza della salvezza, una dottrina sostenuta da molti Protestanti.
La salvezza (il modo in cui Dio opera per soccorrere i peccatori) continua a essere un serio punto di divisione dottrinale.

AUTORITÀ
Chi o che cosa costituisce l’autorità nel rapporto tra Dio e le persone? Il “principio formale (la struttura di autorità) del Protestantesimo” continua a essere un tema di divisione fra le due tradizioni.

Il sola Scriptura Protestante (la Scrittura soltanto) significa che la parola di Dio è l’autorità finale in tutte le materie di fede e di pratica. Ogni dottrina, ogni azione morale, e altre cose simili devono essere fondate nella Scrittura. Questa posizione non nega il valore dei credi della chiesa primitiva, delle confessioni di fede Protestanti, e dei tratti distintivi dell’evangelicalismo, bensì attribuisce a questa sapienza del passato un’autorità ministeriale (ha una funzione di utilità), non un’autorità magisteriale, o finale. A ciascuna chiesa Protestante, Dio ha dato pastori che hanno autorità per insegnare, guidare, esercitare la disciplina, impegnarsi nella missione, e altro ancora.

La struttura di autorità Cattolica è come uno sgabello a tre piedi. Un piede è la Scrittura, che è la parola scritta di Dio. Cattolici e Protestanti continuano a essere in disaccordo sul canone (l’elenco ufficiale dei libri) del Vecchio Testamento. La Bibbia Cattolica contiene gli Apocrifi, sette libri aggiuntivi (Tobia, Giuditta, Sapienza di Salomone, Siracide, Baruc, 1 e 2 Maccabei) e parti aggiuntive di Ester e Daniele. Poiché questi scritti non hanno mai fatto parte della Bibbia Ebraica di Gesù e degli apostoli, e poiché non sono stati accettati nel canone del Vecchio Testamento dalla chiesa primitiva fino alla fine del quarto secolo, i Protestanti rifiutano gli Apocrifi.

Il secondo piede è la Tradizione, ossia l’insegnamento che Gesù trasmise oralmente ai suoi apostoli, che a loro volta lo trasmisero ai loro successori, i vescovi, e che è conservata dalla gerarchia della Chiesa Cattolica. Due esempi di Tradizione sono l’immacolata concezione di Maria e la sua assunzione corporea.

Il terzo piede è il Magistero, o l’ufficio d’insegnamento della Chiesa. Costituito dal papa e dai vescovi, il Magistero continua a fornire l’interpretazione ufficiale delle Scritture e a proclamare la Tradizione, e lo fa in modo infallibile.
Scrittura, Tradizione e Magistero costituiscono insieme la struttura dell’autorità nella Chiesa Cattolica. La questione dell’autorità continua a essere un importante punto di divisione.

LA MESSA
Dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha istituito molti cambiamenti alla sua Messa. Il cambiamento più evidente è lasua celebrazione nella lingua del popolo, non più in Latino. Mentre in precedenza alla Scrittura era data una scarsa attenzione, ora ha un posto di rilievo, specialmente nella prima parte della Messa, la Liturgia della Parola. Sono previste letture dal Vecchio Testamento, dal Nuovo Testamento, e da uno dei Vangeli. Inoltre, l’omelia del sacerdote (o predica) riflette idealmente questi tre testi ed espone il loro comune significato. I fedeli sono incoraggiati a partecipare alla Messa con la giusta disposizione d’animo (fede, umiltà, ricettività) e non come a un mero rito.
Benché i Protestanti siano ancora in disaccordo con molte delle cose che avvengono in essa, la Messa ha subìto molti cambiamenti significativi dal tempo di Lutero.

TRANSUSTANZIAZIONE
Il disaccordo più evidente dei Protestanti con la Messa Cattolica riguarda la presenza di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia. E’ il più evidente perché ai Protestanti è proibito ricevere questo sacramento.
La Chiesa Cattolica crede che, durante la Messa, la potenza di Dio e le parole e le azioni del sacerdote producano un cambiamento nella natura del pane in modo che esso diventa il corpo di Cristo, e un cambiamento nella natura del vino in modo che esso diventa il sangue di Cristo. La crocifissione di Gesù duemila anni fa non è un evento che rimane confinato nello spazio e nel tempo. Anzi, la sua morte è ripresentata durante la Messa. In questo modo, l’Eucaristia, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (Catechismo della Chiesa Cattolica, sezione 1324), rinnova il sacrificio unico di Cristo ripetutamente.

Questa è stata la prospettiva della Chiesa fin dal tredicesimo secolo, e rimane ancora oggi il suo credo. I Riformatori erano in forte disaccordo con la transustanziazione, e nessun Protestante da allora l’ha mai accettata. La transustanziazione continua a essere un importante punto di divisione.

MARIA
Contrapposte dalla grande divisione tra Cattolici e Protestanti su Maria, le due tradizioni hanno quantomeno tre punti in comune: Maria è la madre di Dio; ossia, colui che nacque da lei è il Figlio di Dio, pienamente divino. E’ una donna benedetta perché fu la madre del nostro Salvatore e Signore (Luca 1:42, 48). E’ un modello di obbedienza della fede perché si sottomise all’ardua volontà di Dio per lei (Luca 1:38, 45).
Nondimeno, le dottrine fondamentali che i Protestanti rifiutano comprendono l’immacolata concezione di Maria, la sua vita senza peccato, la sua verginità perpetua, la sua partecipazione alle sofferenze di Gesù per compiere la salvezza, e la sua assunzione corporea in cielo. I Protestanti respingono anche i titoli Mariani di “Avvocata, Aiutante, Benefattrice e Mediatrice” (CCC, 969). Il ruolo di Maria continua a rappresentare una differenza importante tra Cattolici e Protestanti.

I SACRAMENTI
La Chiesa Cattolica riconosce sette sacramenti: Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Unzione degli Infermi, Matrimonio, e Ordine Sacro. I Riformatori ridussero questo numero a due, sottolineando che solo il battesimo e la Cena del Signore furono istituiti da Gesù e hanno segni fisici che li accompagnano (battesimo: Matteo 28:18–20, acqua; Cena del Signore: Matteo 26:26–29, pane e calice).

Inoltre, i Protestanti dissentono sull’efficacia di questi sacramenti nel conferire grazia ex opere operato, ossia con la sola amministrazione del sacramento. Per esempio, quando un sacerdote amministra il Battesimo, la grazia è infusa al bambino ed è purificato dal peccato originale, nato di nuovo, e incorporato a Cristo e alla sua Chiesa. Il suo battesimo è efficace indipendentemente dalla condizione morale del sacerdote che ha amministrato il sacramento, e chiaramente il bambino non è pronto per la salvezza. I Protestanti danno enfasi all’associazione del battesimo e della Cena del Signore con la parola di Dio e con la fede che accetta la grazia di Dio, la quale non è infusa nelle persone. Il numero, la natura, e l’amministrazione dei sacramenti continua a essere un importante punto di divisione.

PURGATORIO
Secondo la teologia Cattolica, se un Cattolico muore nella grazia di Dio (quindi, senza avere peccati mortali non confessati che lo condannerebbero all’inferno) ma non del tutto purificato, la sua anima va in purgatorio. Questo è uno stato temporaneo di purificazione finale dalle macchie del peccato perdonato, nel quale l’anima è purificata così da potere alla fine andare in paradiso. Mentre subisce sofferenze passive nel purgatorio, il tempo da trascorrere in esso può essere abbreviato. I santi in paradiso intercedono per lui. I Cattolici in vita pure pregano per lui, pagano denaro per celebrare Messe di suffragio, e ottengono indulgenze per suo conto. Un’indulgenza rimette la punizione temporanea del tutto o in parte.
La teologia Protestante dissente da questa dottrina perché essa trae il suo sostegno da 2 Maccabei 12:38–45, uno scritto apocrifo, e da un’interpretazione sbagliata di altri testi biblici (1 Corinzi 3:15; Matteo 12:32). Oltretutto, se la giustificazione dichiara una persona peccatrice “non colpevole”, ma “giusta”, non c’è bisogno di ulteriore purificazione dal peccato dopo la morte. Il purgatorio continua a essere una differenza importante.

ANCORA DA RIFORMARE
Se da un lato alcune cose sono cambiate nella Chiesa Cattolica Romana per avvicinare Cattolici e Protestanti dopo cinquecento anni, molte differenze importanti li dividono ancora. Un approccio a queste difficoltà è minimizzare la divisione. Per esempio, ci si aspetta che entro il prossimo anno Papa Francesco dichiari che la Riforma è finita. Partendo dalla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, citerà gli accordi raggiunti su questa dottrina un tempo controversa e sottolineerà che gli anatemi (condanne) del sedicesimo secolo verso i Protestanti da parte dei Cattolici e verso i Cattolici da parte dei Protestanti sono stati rimossi. Così la Riforma sarà ufficialmente conclusa.

Tristemente, questa prospettiva omette di affrontare le differenze che permangono tra le due tradizioni. La Chiesa Cattolica professa ancora false dottrine su giustificazione, salvezza, autorità, transustanziazione, Maria, sette sacramenti efficaci ex opere operato, e purgatorio. Non è utile a nessuno aggirare queste questioni per amore di un approccio minimalista. Mentre possiamo essere d’accordo sul fatto che molto è cambiato, dobbiamo anche prendere atto che la Riforma resta incompiuta.


Gregg Allison è professore di teologia cristiana al Southern Baptist Theological Seminary a Louisville (Kentucky) e co-autore del libro “The Unfinished Reformation: What Unites and Divides Catholics and Protestants After 500 Years”.

By Gregg Allison. Source: desiringGod.org

Sei disposto a “sprecare” la tua vita?

Sei disposto a “sprecare” la tua vita?

Giuda non poteva comprendere la decisione ridicola di Maria. Durante la cena prese un vasetto di profumo costoso e lo versò sui piedi di Gesù! Quel profumo valeva quasi un anno di guadagno.
Che spreco! Pensa solo a cosa si poteva fare con quei soldi. “Perché l’unguento non era venduto per 300 denari e dato ai poveri?”.

Ma aiutare il povero non era veramente la preoccupazione di Giuda. “Diceva così, non perché si curasse de’ poveri, ma perché era ladro, e tenendo la borsa, ne portava via quel che vi si metteva dentro” (Giovanni 12:6). La preoccupazione di Giuda era Giuda.
Giovanni 12 evidenza il contrasto estremo tra Maria e Giuda. Uno ha “sprecato” il suo profumo costoso su Gesù. L’altro ha rubato dalla borsa di Gesù.
Cosa li spingeva a fare ciò? Volevano ottenere qualcosa. Entrambi hanno inseguito il tesoro che credevano li potesse rendere felici. Per Maria, Gesù era la Perla del grande prezzo, più prezioso dei soldi. Per Giuda, 30 pezzi di argento erano un prezzo ragionabile per la Perla.

Ancora una volta la Bibbia illustra in modo bellissimo l’edonismo cristiano. Versiamo il nostro amore, il nostro tempo, la nostra energia, i nostri soldi – in altre parole, la nostra adorazione – su ciò che crediamo abbia valore per noi. E quando vediamo altri adorare ciò che noi consideriamo meno prezioso, lo consideriamo uno spreco.

Nella critica di Giuda su Maria sentiamo ciò che il mondo pensa su coloro che danno qualcosa di prezioso a Gesù. Perché questo spreco? Il tuo tempo, o soldi, o mente non potevano essere spesi meglio?

Seguire Gesù a volte significa scegliere di perdere ciò che il mondo considera un guadagno. Gesù disse: “Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna” (Giovanni 12:25). “Odiare la tua vita su questo mondo” significa rinunciare al guadagno terrestre per avere un guadagno eterno.

La verità è che questo tipo di vita è adorazione, non uno spreco. Così come Maria versò il suo profumo, una vita di amore sacrificata per Gesù mostra quanto davvero prezioso Egli è. Questa verità predica al mondo confuso che Cristo è il guadagno e il vero spreco è guadagnare il mondo mentre perdi la tua anima. Quindi chi ti dice che stai sprecando la tua vita? Il mondo? O Gesù? Forse lo senti sia da uno che dall’altro. Quale opinione ti influenza di più?

Un altro pensiero incoraggiante da Giovanni 12.
Gesù ha dato la responsabilità ad un ladro di controllare la sua borsa. E sapeva esattamente quello che stava facendo! Non è straordinario? Gesù ci ha mostrato attraverso un esempio dove non dovremmo porre la nostra fiducia. Lui stesso disse: “Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno ed amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro” (Matteo 6:24). Gesù aveva fiducia in Dio che avrebbe provveduto a tutto quello di cui aveva bisogno per questo dormiva in pace, pur sapendo che Giuda stava rubando.

Ecco il punto: Quando cerchiamo il Regno di Dio per primo, tutto il resto ci verrà dato. E il nostro Padre può facilmente donarci quello che un qualsiasi ladro può rubare. Non è una buona notizia? Non dobbiamo avere paura di dare di più a Dio. Non dobbiamo avere paura di perdere ciò che il mondo può rubare. Dio provvederà a ciò di cui abbiamo bisogno. Perché Lui è tutto quello di cui abbiamo veramente bisogno.

Mi accodo a voi nel cercare prima il Regno di Dio.

By: Jon Bloom Source: desiringGod.org
Source: http://www.desiringgod.org/articles/are-you-willing-to-waste-your-life?lang=it

Killed for Christ in the Amazon

Killed for Christ in the Amazon

Killed for Christ in the Amazon

In January 1956, five American Christian missionaries were brutally killed by members of a remote Amazonian tribe.

The missionaries had made contact with the Auca, or Huaorani tribe a year earlier, in an attempt to convert them to Christianity.

A small nomadic tribe, the Huaorani were notoriously suspicious of outsiders.

Valerie Shepard’s father, Jim Elliot, was one of the five men on the mission into the jungle.

She spoke to Witness about her father’s death and how she learned to forgive his killers.

 

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6 Ways You Can Support Missionaries

6 Ways You Can Support Missionaries

“What can we do to help? Can we send you a short-term team?”
As a missionary on furlough, I have often been asked these questions by supporters, home churches, and missions committees. Understandably, some supporters want to be as hands-on as possible in helping their missionaries. Sending a short-term team may look like an attractive option. But even when these offers stem from sincere motives, sending a short-term team may not always be the most helpful way to support missionaries. In fact, sometimes missionaries feel pressure to accept short-term teams even if they do not actually need them—especially if the request comes from a major supporting church. Furthermore, some missionaries are drained by hosting short-term teams. The planning often requires them to deflect significant amounts of time and attention away from ministering to locals. This is especially true if short-term team members have not been properly trained or informed prior to the trip, are not culturally adaptable, lack overall maturity, or do not speak the local dialect.
Missionaries who face intense spiritual battle rely on the prayerful and generous support of churches and individuals. That said, overseas missions would be impossible without the committed, consistent support of well-informed people and churches back at home. Here are six alternative ways to support missionaries and take part in God’s mission to the world.

1. Pray for your missionaries regularly. Then tell the missionary you’re praying for specific prayer requests.
One missionary shared recently that he ran some statistics on his outgoing prayer emails. He discovered that a large portion of his prayer emails—possibly more than half—weren’t even opened by the recipients, the people he was counting on as his prayer warriors. This is disconcerting. Writing quick emails to your missionary to tell them you’re praying for specific requests assures them that, no matter how isolated they might be, their ministry is being covered in prayer. Being specific about your prayers will help them know you are looking over their requests carefully. If your address or contact information changes, be sure to let your missionaries know; this applies to missions committees as well as individual supporters. Nothing is more discouraging to a missionary than returned prayer letters and unanswered phone calls to supporting churches.

In the busyness of life, it can be difficult to pray diligently and regularly for missions work. The task can be aided by organizing a prayer group for your missionary; if you do this, be sure to let your missionaries know so they can be encouraged and maybe even Skype in during one of the prayer meetings.

2. Commit to regular financial support.
One-time donations are welcome, but regular support shows missionaries that you are committed to their ministry in the long haul. It also provides missionaries with a more consistent source of income, so they do not have to be overly concerned about whether they will be able to maintain their support level year to year. Most missionaries dread the prospect of being sent home to raise funds if their supporting churches or individual supporters drop them or forget to give.
Missionaries have a lot to worry about already—cultural and linguistic adaptation, running ministries with limited resources, resistance, persecution, harsh living environments, and more. Though support-raising might be a necessary reality, you can make the process easier for overseas Christian laborers by being consistent in your support. It’s a shame that many people avoid going to the missions field, as the Great Commission mandates, because they fear support raising. In Philippians 4:15-19, Paul commends a church that supported him financially when he was overseas: When I set out from Macedonia, not one church shared with me in the matter of giving and receiving, except you only; for even when I was in Thessalonica, you sent me aid again and again when I was in need. Not that I am looking for a gift, but I am looking for what may be credited to your account. I have received full payment and even more; I am amply supplied, now that I have received from Epaphroditus the gifts you sent. They are a fragrant offering, an acceptable sacrifice, pleasing to God. And my God will meet all your needs according to his glorious riches in Christ Jesus.

Financially supporting missionaries not only blesses them—it also blesses you.

3. Help combat homesickness.
A simple care package can communicate a great deal. Ask your missionaries if there is anything they particularly miss from home—books, worship or sermon CDs, foods, spices, toys, games, or TV shows. If receiving mail is not possible for them but using the internet is, offer online goods like downloadable music credit, magazine subscriptions, or e-books.

4. Help missionaries during their “furloughs.”
The term furlough can be deceiving because it suggests the missionary is taking time off or enjoying a long holiday. For this reason, some mission agencies such as ours dub this time as a “home assignment.” Don’t assume that “furloughs” are entirely restful for the missionary. In fact, many missionaries return home with a dose of reluctance, not because they don’t love their home churches, but because of the cultural transitions and logistical hassles that “furloughs” entail.

We know that war-torn soldiers who return from tours of duty need special support. Recent statistics about the high suicide rate among U.S. troops remind us of this reality. Like returning soldiers, missionaries on “furlough” often return home similarly confused. Some might detect a widening emotional gap with friends back at home because they’ve traversed entire seasons of life apart. Some have suffered the death of relatives while they were overseas, resulting in a loss of intimacy in their family networks. Some have endured trauma overseas and might need counseling but cannot afford it at regular rates. You can assist your missionaries during their “furloughs” in many tangible ways. You can help them acclimate by greeting them at the airport or by asking them intelligent questions about their life and ministry. You can volunteer to help them with housing or setting up a mobile phone. You can let them borrow vehicles or furniture. Since visiting home churches often requires a fair amount of travel, you can offer to help with childcare or donate your frequent flier miles. If you are a counselor or physician, consider offering your services free of charge. Finally, you can help spread the word of their return to others and keep up with what they might need throughout their “furlough.” Befriend them; encourage your children to get to know theirs.

5. If you do want to visit the missionary overseas, be mindful of their point of view.
Sometimes, short-term missions trips are not as helpful to missionaries as vision trips, where people go overseas to acquaint themselves with an area they are committed to pray for and otherwise support long-term. People who visit the field with this mindset can then spread their passion for missions with churches at home and serve as long-term advocates for missionaries. If you would like to go overseas to visit a missionary or lead a short-term team, be sure to dialogue with the missionary beforehand and try not to bring to the table any preconceived notions about what you think would be helpful. Ask for the missionary’s honest opinion about what would be best for them. Go with a clear mindset of serving and learning. Missionaries who have worked to build up a ministry over a period of years may not want advice from short-term visitors who are only in the country for a couple of days or weeks. Similarly, if a Chinese Christian visiting the United States for the first time immediately confronted a pastor about how the entire American church should be run, that person—no matter how well-meaning—would probably be disregarded.

Even so, visits from supporters and church representatives can be helpful. Once, when we were on the field, a pastor from our home church came to visit us. We wanted to show him our different ministries, but due to typhoons, we had to cancel most of our events. Still, the pastor remained flexible and even volunteered to help my husband mop up an area of our new gospel center that had flooded because of the torrential rain. One night, a local woman came to our house to chat, and it became evident that we would soon enjoy significant gospel conversation. My husband and the visiting pastor went upstairs and started to pray for us. The woman received Christ that night and became our first convert.

The pastor’s visit encouraged us because he came with the goal to pray, watch, and learn. Throughout his stay he expressed compassion and concern for us, and he did not jump to making rash conclusions about anything he observed. The whole experience helped him better understand what our lives were like overseas.

6. Send a “medium-term” missionary to help be part of a long-term vision.
People willing to commit one to two years to the missions field usually have enough time to learn the local language and contribute to the ministry in a significant way. “Medium-term” missionaries can build meaningful relationships with locals and support long-term missionaries in a way that can help sustain a ministry in the long run.
For instance, one young woman came to Taiwan specifically to help a long-term missionary couple with the education of their special-needs son. Perhaps many people in the church have the ability to teach missionary kids, which could free up more missionaries to minister in completely unreached areas of the world that lack missionary schools. Other people might have the capacity to teach English overseas. Still others work well with children, are gifted in evangelism, or have professional skills that can be employed in a particular project.

If you know someone interested in “medium-term” missions, ask the missionaries you support about what kinds of opportunities might be available.

Little Act, Big Effect
I remember one point in the early stages of our ministry when we wanted to let local children play with American board games during our outreach events. After sending out a quick email to our supporters, many of them immediately offered to send us games. Having these supporter gifts on hand eventually helped us launch several children’s ministries that led families to seek Christ.
“How did you get these games over here?” one curious local asked while watching her children play with the games.
“They’re from Christians around the world who believe in the Good News so much that they sent us here to share it,” I replied.
She smiled. “That’s really moving.” Sometimes, little acts of support and commitment can go a long way.

by Jennifer Su McIntyre

The midwife who answered God’s call

The midwife who answered God’s call

TV shows often draw their inspiration from real life and just as Chummy, the much loved character in Call the Midwife, heads to Sierra Leone as a missionary with Church Mission Society, her story draws parallels with real life midwife Eve Vause, who “got the call” back in the fifties.
In the first episode of the current series, Chummy, played by Miranda Hart, is seen sticking a stamp on an envelope addressed to the Church Missionary Society in Salisbury Square, London – the organisation’s name and address at the time the series is set.
The experiences of the midwives in the BBC1 drama are familiar to Eve, who was pedalling around the streets of post-War Southampton as a midwife. However, she felt called to meet the needs further from home and in 1958, headed to Sierra Leone by cargo ship.
In the fifties, the difficult conditions meant that only short-term placements were permitted. However, unlike Chummy, who returns to Britain in the show, the year in Sierra Leone marked the beginning of nearly a quarter of a century in mission service on the African continent.
The call upon Eve’s life would take her to Nigeria, Congo and Uganda, where she lived through the Obote and Amin years.


Eve Vause, when she was a missionary midwife in Uganda in 1973 (Photo: Church Missionary Society Archives)

Recalling her experience in Uganda, she says: “One time I was certainly relying very consciously on God was when the army had been attacking our child health and maternity centres, and they had attacked and raped the midwives in one place.”
When one health centre was evacuated, the midwives refused to leave. “They had the ward full of mothers. They didn’t want to go,” she says.
“We knew the effect on the village would be devastating if we suddenly took their midwives away. So we left them… but that was a time I was leaning dramatically on God.”
Today, CMS is still recruiting healthcare professionals, including midwives, particularly for the training of nationals. Penny Stradling, CMS vocational recruitment officer, said there was still an “urgent need” for healthcare professionals to share their skills.
“The chance of a mother dying in childbirth is up to 100 times greater in some parts of Africa than in the UK,” she said.
Eve has encouraging words for a new generation to rise up to the challenge of serving. “The gospel is a gospel of wholeness – of body and mind as well as spirit,” she says. “I think it’s up to us to share the good news that we have in Jesus.”